Gli impostori #1

Quest’opera è un’opera di fantasia, pertanto ogni riferimento a persone e/o cose è del tutto casuale, e funzionale ai fini narrativi.

1.

Giorgio Innocenti stava fissando lo schermo del pc da più di un’ora. Aveva millantato una conoscenza dei classici che non aveva e ora si trovava a tradurre dall’inglese un saggio di teoria morale senza avere nessuna esperienza letteraria.

Passeggiando sotto i portici aveva acquistato da una bancarella una versione tascabile di un’edizione datata anni ’50 dello stesso autore, lo ritenne un colpo di fortuna che lo avrebbe aiutato nella non facile resa della traduzione obsoleta.

L’impresa si stava rivelando più difficile del previsto, il testo era di una noia mortale, scritto in un inglese impraticabile che non capiva, dal primo capitolo aveva eliminato interi paragrafi, ma ora si era arenato a pagina 23 leggendo una citazione di Pascal che lo aveva fatto riflettere:

“È una malattia naturale dell’uomo credere di possedere la verità direttamente; e da ciò deriva che è sempre disposto a negare tutto quanto gli è incomprensibile.”

Quel saggio stava diventando troppo ingombrante per la sua vita. Perché aveva detto che si era laureato in lingue quando invece non si era nemmeno laureato?

Tutto era iniziato per caso, un mese prima davanti all’ingresso della libreria di via Pietrapiana. Mentre stava per entrare in negozio, un uomo basso e tarchiato gli aveva maldestramente pestato un piede. Stava per mandarlo a quel paese senza troppi preamboli quando riconobbe in quello sguardo furioso, gli occhi scuri inconfondibili del Sarti, un suo ex compagno di classe che non vedeva da tempo.

“Sarti ma sei te?”

“Certo che sono io, e tu chi sei?”

“Ma come? Non mi riconosci più? Ma sei proprio rimbambito! Non ti ricordi? Giorgio Innocenti!”

Nessuno dei due aveva avuto il coraggio di ammettere che erano davvero passati troppi anni e che gli anni li avevano cambiati. Tutte e due senza capelli, sovrappeso con una pancia piuttosto pronunciata. Tutti e due con un guizzo negli occhi di voglia di vita.

Per togliersi dall’imbarazzo di doversi giustificare per non essersi più frequentati, avevano dato la colpa alla mascherina.

“Guarda come siamo messi!”

“Eh già…allora che mi racconti?”

“Andiamo al chioschetto di Mario che ti offro qualcosa…”

A Giorgio quel chioschetto aveva sempre fatto una tristezza unica ma non aveva osato spegnere quell’accenno di entusiasmo nell’ex compagno di classe.

Arrivati al baretto si era già pentito, al primo bicchiere di Chianti, Sarti era un fiume in piena. Mollato dalla moglie, in causa con dei parenti per un podere, e con una casa editrice piena di debiti, Giorgio ascoltava lo sfogo dell’ex-compagno senza sapere come togliersi di impiccio. Era innegabile che avesse bisogno di farsi ascoltare da qualcuno, Giorgio annuiva in silenzio fino a che il monologo dopo venti minuti prese una piega inaspettata:

“Ma te che hai girato il mondo, non ti andrebbe di aiutarmi nella traduzione di un classico?”

“Io?”

“Sì tu, non hai vissuto all’estero?”

“Sì ma secoli fa…”

“Non fare il finto umile, sei sempre stato un secchione. Sono anche un po’ imbarazzato a chiedertelo, perché non ti posso pagare subito, ma tra vecchi amici ci si mette d’accordo…”

Ecco a questo punto Giorgio pensò al fatto che avessero un concetto di amicizia alquanto diverso. Non aveva mai avuto un amico che fosse durato a lungo, non secondo i suoi parametri di assoluta lealtà mai corrisposta per cui un vero amico è per sempre. E ora, semplicemente per il fatto che quel suo vecchio compagno di classe lo avesse chiamato “amico”, mentre di fatto voleva un favore che avrebbe ripagato malamente, lo convinse ad accettare l’insolita richiesta.

“Va bene, farò quel che posso.”

“Grazie Giorgio, sei un amico, sapevo che su di te avrei potuto contare.”

Sarti prese il suo pacco di libri, lanciò una banconota all’oste e lo liquidò con un “ci si sente allora”…senza nemmeno dargli il tempo di replicare.

Giorgio sapeva che ancora una volta avrebbe dovuto recitare una parte, ciondolò verso il negozio dove lavorava come commesso pensando che fosse arrivato il momento di rimettersi in gioco, finalmente.

TO BE CONTINUED…

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