Gli Impostori #2

2.

Sarti gli aveva comunicato tutta la sua disperazione, lui invece aveva glissato sulla sua, come faceva da sempre, la traduzione l’avrebbe distratto da tutta una serie di magagne che non sapeva risolvere.

Rientrato in negozio, spazzò in modo sbrigativo il corridoio dietro il bancone, nascose la spazzatura dietro la tenda del laboratorio tecnico, controllò sul monitor le vendite della settimana, cancellò 30 messaggi di spam, 20 mail dalla banca. Il locale era in un vicolo cieco dietro a un supermercato del centro. Di fronte c’era un baretto che vendeva panini al lampredotto che gli stavano distruggendo il fegato.

Dopo due anni di pandemia il negozio stava sopravvivendo a malapena grazie alla vendita di cartucce rigenerate, la cartoleria si riduceva a pochi pezzi impolverati fuori catalogo, gadget per telefonini e accessori vari, in omaggio a tutti i nuovi clienti una carta fedeltà raccogli punti che includeva nell’offerta un servizio per stampare 24 foto digitali in un album fotografico personalizzato a solamente € 8,99 che finora aveva accolto due adesioni.

La prima abbonata era stata una vecchia signora che aveva scattato 50 foto ai suoi due beagles e non aveva voluto pagare il sovrapprezzo del secondo album fotografico, dopo discussioni interminabili, e visto che ormai le foto dei beagles erano state stampate, erano arrivati ad un prezzo forfait di € 15,00. Il secondo era per un anniversario di matrimonio dove la sposa era venuta fuori con gli occhi storti e gli aveva sbattuto sul bancone l’album dorato su copertina plastificata avorio che sarebbe costato il doppio, se l’avesse pagato.

Il proprietario del suo Clickò, David Mamoulian, viveva in Francia, dove gestiva una catena di food delivery, l’investimento all’estero era stato un suggerimento di suo cugino Bertrand, talmente innamorato dell’Italia che l’aveva convinto a mettere una quota in un affare molto “vantaggioso” per entrambi.

Dopo un anno, Bertrand aveva conosciuto via chat una fotografa svedese che viveva vicino allo stretto di Kattegat e da allora si era letteralmente dileguato, lasciando a David il privilegio di occuparsene da solo, “certo che meglio di lui avrebbe fatto.”

Al resto del danno ci aveva pensato la pandemia. Ogni settimana David controllava l’andamento delle vendite con un meeting via skype con Giorgio Innocenti che, a sua volta, lo intratteneva con dettagliati rapporti sull’adeguamento alle varie modifiche burocratiche che aveva dovuto ottemperare. Le uscite superavano alla grande le entrate.

Nell’ultimo incontro non aveva avuto il coraggio di dirgli che Mirta, la studentessa universitaria che faceva i turni il sabato e la domenica, aveva dato le dimissioni senza dare le dimissioni. Mirta ignorava l’esistenza di David Mamoulian, era convinta che il proprietario fosse Giorgio Innocenti, dopo tre mesi di salario mai retribuito e tre mesi di scuse rocambolesche, era semplicemente sparita.

Nel magazzino sul retro abbandonati in un angolo c’erano ancora un paio di zoccoli crocs verde oliva n. 37, un sacchetto di plastica con dentro una tuta da ginnastica nera H&M, il badge plastificato con il nome Mirta effetto glitter – che Mirta aveva voluto a tutti i costi, e che era stato pure motivo di litigio.

Guardò il sacchetto e digitò subito il numero di Mirta, con sua grande sorpresa il numero risultava inesistente.

Bloccato! E non era la prima volta, pensò che non fosse il caso di insistere, meglio lasciar calmare le acque, e non incorrere nel reato di molestia.

L’aveva conosciuta in un caffè in via Giano Della Bella, notò subito una bella ragazza seduta vicino al pergolato, stava leggendo i suoi appunti, i capelli biondissimi raccolti in uno chignon, le gambe lunghissime. Sul tavolino un saggio di A. J. Ayer che involontariamente gli stava offrendo il pretesto perfetto per iniziare una conversazione casuale.

“Ma questo è un capolavoro! Complimenti per la scelta.”

Mirta sollevò la testa, lo scrutò dal basso verso l’alto con i suoi occhi azzurri come per dire “ci conosciamo?”

“Scusami non volevo fare lo stalker, mi chiamo Giorgio, mi hai fatto ricordare i miei studi, bei tempi quando andavo anch’io all’università…”

Mirta a questo punto lo guardò incuriosita, “Eh già… in realtà il mattoncino mi è stato vivamente consigliato dal mio professore di filosofia morale”.

I principi della logica e della metafisica sono semplicemente veri perché non gli permettiamo di essere altro.

“Ma allora l’hai letto!” – Mirta commentò sorridendo.

“Brani antologici” – rispose, spostando una sedia per sedersi allo stesso tavolo nel giardino del Conventino.

“Ho sempre avuto un debole per la filosofia.”

“Lo vedo”, sottolineò Mirta.

“Il caffè è offerto. Scusami se ti ho disturbato, se ti dovesse servire qualche cartuccia per stampare i tuoi appunti, questo è il mio biglietto da visita, per i nuovi clienti 10% di sconto.”

“Nessun disturbo”, poi Mirta guardando l’indirizzo esclamò:

“Non ci posso credere!”

“Non puoi credere a cosa?”

“Ma sei dietro a casa mia.”

Giorgio arrossì e aggiunse soddisfatto la battuta finale per l’uscita momentanea di scena:

“Non dirmi poi che le coincidenze non esistono.”

La storia sulle coincidenze l’aveva usata parecchie volte e tutte le volte aveva sempre funzionato. A questo punto Giorgio era sicuro che Mirta l’avrebbe richiamato, bastava solo saper aspettare.

Una settimana dopo, mentre stava svuotando il cestino della carta, Mirta si fece viva con un messaggio:

«Perché dovresti preoccuparti di essere nel torto, se qualcuno può dimostrarti che lo sei?» Mirta Ayer

Non era il caso di farsi sfuggire un’occasione d’oro.

«Vediamoci!»

TO BE CONTINUED…

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