Gli impostori #3

3.

Mirta non rispose. Decise che sarebbe stato meglio capitare per caso vicino al negozio di Giorgio, e magari sorprenderlo con una visita improvvisata nel pomeriggio.

Giorgio fissò lo schermo sperando in un accenno di risposta, non vedendo nessun messaggio, si mise a giocare a scacchi contro il computer.

Dopo due mini partite rapide, in cui aveva perso, chiuse il laptop, visibilmente irritato, tornò al bancone, e cominciò a scorrere i messaggi non letti sul telefonino.

Tre chiamate non risposte dalla moglie Ada che viveva a Parma con le figlie, un messaggio vocale dalla Banca, cinque messaggi da Barbara, una book blogger che aveva abbordato su instagram con cui chattava ogni tanto, ancora nessun messaggio da Mirta.

Guardò il riflesso appesantito del suo profilo sulla vetrina con un paio di pantaloni troppo corti, lanciò un’occhiata di disprezzo al baretto del lampredotto e si incamminò verso il centro.

Firenze si stava ripopolando di turisti, lungo la strada venne fermato almeno tre volte con la solita domanda “Uf-fi-tsi”? a cui rispose tutte le volte con un laconico straight on, mandandoli direttamente nell’Arno, tanto avrebbero prima o poi trovato qualche anima pia pronta ad aiutarli.

Arrivato in Piazza della Signoria, si fermò davanti alla statua di Ercole e Caco del Bandinelli, si mise a origliare una guida turistica che stava spiegando a un gruppo di americani estasiati vita, morte e miracoli dell’artista disprezzato da Cellini. Attirò la sua attenzione la storia del cinghiale di Erimanto, anch’essa parte della scultura, la quarta fatica di Ercole, impresa impossibile per qualsiasi comune mortale, considerando che la bestia scorrazzava indisturbata sulle pendici del monte Erimanto, seminando il terrore tra i contadini della zona.

Ercole, dopo aver fatto ubriacare i centauri e ferito mortalmente per errore il suo maestro Chirone, tramortì il cinghiale con una mazzata in testa.

Gli americani risero di gusto.

Arrivò anche il turno di Caco, il richiamo inevitabile al verbo gli strappò un sorriso – per gli americani era solo un nome come tanti altri – Cacus, era il figlio di Vulcano, parte in causa perché colpevole di aver rubato gli armenti conquistati da Ercole e di averli nascosti nella sua grotta sull’Aventino. Anche per Caco, stessa fine del cinghiale di Erimanto. Con Ercole non c’era da scherzare – pensò.

La coda interminabile fuori dagli Uffizi castrò da subito ulteriori esplorazioni culturali, si allontanò dal gruppo guidato, facendo finta di scattare altre foto, riguardò il telefonino, altri due messaggi di Barbara che ignorò, un messaggio del corriere che doveva consegnargli della merce.

4.

Rientrato alla base, si mise a sfogliare il catalogo dei nuovi arrivi. Alle tre e mezza sentì suonare il campanello della porta.

“Hai visto che sono venuta a trovarti?”

Non si ricordava di quanto Mirta fosse bella, gli occhi azzurri messi in evidenza dalla mascherina nera, il corpo sinuoso fasciato da un semplice tubino nero.

Mascherò il piacere della visione e l’imbarazzo di essere sempre alla ricerca di un nuovo flirt con un rimprovero:

“Potevi aspettare un altro mese prima di farti viva…che fine hai fatto?”

“Avevo delle cose da fare Giorgio, oltre a studiare, lavoro!”

“Eh già…certo.”

Giorgiò avvertì lo sguardo irritato di Mirta e tentò di rimediare con un “Sei bellissima!”-

“Non fare lo scemo. Non mettere mai in dubbio quello che dico.”

“Non lo faccio, sono serio – giuro – allora come stanno andando gli studi su Ayer?”

“30 e lode.”

“Che brava!”

“Ho studiato parecchio, è stato piuttosto impegnativo.”

“Allora dobbiamo festeggiare, andiamo a prenderci qualcosa.”

La prese per mano, girò sul portone centrale la scritta temporanea “Torno Subito”, pensando che tanto nessuno avrebbe notato la sua assenza, e la portò dal “Marione”, un’enoteca che serviva abbondanti calici di vino al prezzo di € 1,50.

Attraversarono un lungo androne al buio che dava su un grande giardino pieno di ortensie.

“Allora che mi racconti? Voglio sapere tutto di te.”

Mirta lo guardò perplessa, non sapeva da che parte iniziare per cui gli rispose con un’altra domanda:

“Forse sei tu che mi dovresti raccontare di te…”

“Ah beh, io ho poco da raccontare, niente di interessante, a parte il fatto che sono stra-felice che tu sia venuta a trovarmi.”

Sembrava sincero.

Ruppe l’imbarazzo l’oste che era realmente un omone con la barba, come aveva annunciato il nome sull’insegna:

“Il solito per due?”

“Sì sì Marione, aggiungi anche qualche crostino dei tuoi.”

“E se non volevo vino?”

“Qui servono solo questo. E poi scusa cosa festeggiamo con acqua?”

Marione arrivò con un vassoio in legno pieno di crostini con i fegatini e due calici enormi di vino rosso.

“Cin cin”.

“Cin”- aggiunse Mirta sollevando il calice.

Bevve un sorso, ed esclamò: “Ma questo è una bomba!”

“Forte eh?”

“Mi gira già la testa.”

“Che esagerata!” – Giorgio esclamò ridendo di gusto.

Poi con la bocca piena, aggiunse: “E questi non li mangi?”

“Tutti tuoi, ho già pranzato.”

“Sicura? Sono buonissimi.”

“Sicurissima.”

Una volta divorato i crostini e brindato con le due bombe di Marione, Giorgio aveva stampato sul viso un’espressione da ebete beato.

“Non sarai mica ubriaco?” – chiese Mirta.

“Ma stai scherzando? Sono felice, felice di averti qui con me”, le prese la mano, stringendola forte tra le sue.

Mirta sembrava confusa.

TO BE CONTINUED…

4 pensieri su “Gli impostori #3

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.