Zeugma: una fuga necessaria

Al Gianca Nata vota, ebbene sì è arrivata l’ora di un’altra figura retorica, lo zeugma, non è la marca di marmellate che ci rifilavano tra i viveri dei piloti delle Frecce Tricolori, la dolcissima Zuegg, insieme a barre di cioccolato fondente amaro in un modo pazzesco, una sfida alla grammatica, un giogo che lega. “Parlar e lagrimar vedrai insieme”, dove? Nell’inferno di Dante ma non solo, in altre parole, un unico verbo per due idee, azioni, concetti, che invece avrebbero bisogno di due verbi. Un esempio classico, A Silvia di Leopardi, quando il topo di biblioteca si lascia andare ai … Continua a leggere Zeugma: una fuga necessaria

Iperboli

Ultimamente ho notato che uso i superlativi con una certa frequenza, ora di natura sono un’entusiasta, però rileggendomi i moltissimi erano davvero troppi, insieme ai grandissimi. Tutti grandissimi o quasi, da risultare stucchevoli come i cuoricini su facebook, che una volta erano di dimensioni discrete e avevano una loro grazia, adesso sono dei cuori giganti rossi che non ho mai disegnato nemmeno all’asilo. Esagerazioni, iperboli che suonano subito sopra le righe, come l’esempio sul dizionario, che cita giusto per rendere meglio l’idea una frase del Boiardo: “né avorio né alabastro può eguagliare il tuo splendore e lucido colore.” Nella vita … Continua a leggere Iperboli

Enjambement

4 Novembre, San Carlo…auguri a tutti i Carlo e Carla in circolazione L’enjambement, se tradotto come “accavallamento” ricorda un politico che è meglio non ricordare, ma è una figura retorica ricorrente in poesia, e non solo, l’a capo necessario alla fine di un verso che sconfina nel verso successivo. In tema una strofa tratta da Novembre di Giovanni Pascoli: …Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. È l’estate fredda, dei morti. Inutile dire che “del prunalbo l’odorino amaro senti nel cuore” rende l’idea di una felicità momentaneamente allontanata. Novembre si presenta così: timidi raggi di … Continua a leggere Enjambement

L’angustia dell’antifona

“Hai capito l’antifona?” Veramente ne farei a meno, a dire il vero, anzi ogni volta che qualcuno pronuncia questa frase fatta, confesso che un po’ mi innervosisce…invece se dice “è sempre la stessa antifona”, già cambia, “basta, mi hai annoiato”…Torna in soccorso, come al solito lo Zingarelli: nella musica greco-romana, canto eseguito da due voci in ottava in contrasto tra loro, nella liturgia cattolica, versetto recitativo o cantato, che precede o segue il salmo. Ho un vago ricordo, ma come dimenticare certe nenie in chiesa? Ci sono sempre delle signore insospettabili, invisibili che sbucano da una colonna e si mettono … Continua a leggere L’angustia dell’antifona

I bisticci della paronomasia

Ho notato che molti cliccano spesso lo spazio riservato alle figure retoriche fai-da-te, oggi allora dedico qualche riga alla paronomasia, letteralmente “mutamento di nome”, nota anche come annominazione, bisticcio, che consiste nell’accostare parole di significato diverso ma simili per attinenza fonetica, o per parentela etimologica o formale. Questa volta lo Zingarelli non cita Dante ma un verso di Montale: Trema un ricordo nel ricolmo secchio. Esempio elegantissimo, dove persino il secchio acquista una sua dignità linguistica. Nel linguaggio parlato ci dobbiamo per forza allontanare da tanta eloquenza, facendoci sorprendere dai cosiddetti strafalcioni, parole che per sbaglio ne ricordano altre. Una … Continua a leggere I bisticci della paronomasia