Aprile è il mese più crudele

Così si apre la Terra Desolata (1922) di T. S. Eliot, dedicata a Ezra Pound, il miglior fabbro.

Sul frontespizio una citazione dal Satyricon con l’episodio che rievoca la storia della Sibilla Cumana.

“Sibilla che vuoi?”

“Lei rispondeva, voglio morire”.

La Sibilla Cumana aveva ottenuto dal dio Apollo il dono dell’immortalità, senza il dono dell’eterna giovinezza, per cui quando i ragazzi la prendono in giro, ormai decrepita, sospesa in un’ampolla, la richiesta è più che legittima, piegata da una decadenza fisica che non può controllare.

Eliot aveva capito profondamente il maestro Pound, ammirando quella sua conoscenza dei classici superiore a ogni delimitazione temporanea, uno spazio tempo che fluiva ora e qui, che era già stato.

Il maestro rimaneva insuperabile.

Avvolte le mie lacrime in una foglia d’olmo

le ho lasciate sotto una pietra

e ora mi chiamano pazzo

perché ho gettato ogni follia da parte

per lasciare le vecchie aride vie degli uomini… (1)

[1 Tratto da Personae, Ezra Pound ]

Quando Pound portò il suo manoscritto a Londra, non conosceva nessuno, non era conosciuto e non aveva nessun mezzo finanziario per contribuire alla pubblicazione dei suoi scritti. L’editore Matthews – che aveva pubblicato Yeats – gli chiese di partecipare alle spese almeno per metà, Pound rispose, “Ho uno scellino in tasca, se questo può servire..” Matthews decise di pubblicarlo lo stesso, la critica non lo accolse a braccia aperte, ma il libro non passò inosservato, come ricorda T.S. Eliot nei suoi saggi.

Molti lo accusavano di essere troppo ricercato, di indurre il lettore a uno studio approfondito, a tratti faticoso da seguire, ma si può rimproverare qualcuno di essere troppo colto?

Pound era uno studioso, lo era sempre stato, aveva studiato la poesia prima di scriverla, i poeti latini e greci, Dante, la poesia provenzale, era un traduttore, aveva un orecchio allenato alla musica, ed Eliot che lo aveva intuito prima di tutti, gli riconosceva la grande abilità di aver saputo contrapporre elementi fissi a elementi mobili, versi liberi che potevano piegarsi alla metrica perché ne avevano assaporato il ritmo.

Eliot suggeriva di leggere i Cantos solo dopo aver letto altri suoi scritti, comprese l’analisi di Pound dei drammi giapponesi, e se poi anche allora non si avesse capito nulla, bisognava ritornare sui propri passi e iniziare daccapo.

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