Iso-lamento #9 – I giorni della Quarantena

Sono sicura che questo momento di crisi ci porterà a confrontarci con nuove risorse interiori e non solo. Confinati a casa, fra un po’ parleremo per aforismi, oltre a lavarci le mani in continuazione. La recente notizia del virus che rimane sulle scarpe ha veramente innescato una lotta senza fine, io resto a casa, io resto a casa e leggo, leggo e resto a casa e pulisco, metto ordine cose, oggetti e pensieri, a volte scrivo.

Oggi sono andata a rileggermi come mai Mira, il paese sulla Riviera del Brenta in cui vivo, sia citato in Dante. 

In aiuto il Dizionario di Toponomastica della Utet.

Ma io se fossi fuggito in ver la Mira

Quando fui sovragiunto a Oriaco

Ancora sarei di là dove si spira

(Purg. V, vv. 79-81)

Oriaco è Oriago, il paese prima.

Deh perché vai? Perché non ti arresti?

Siamo nel Canto V del Purgatorio, riservato alle morti violente. 

A parlare per primo Jacopo del Cassero, nato a Fano nel 1260, uomo d’armi e politico, guelfo, nominato podestà di Bologna, si inimicò Azzo Viii d’Este, Signore di Ferrara. Chiamato come podestà a Milano nel 1298 per evitare di passare nei territori del suo nemico, andò a Venezia via mare ma gli fu teso un agguato dai sicari di Azzo proprio ad Oriago e venne ucciso in una palude.

Corsi al palude, e le cannucce e ‘l braco

m’impigliar sì ch’io caddi; e lì vi’io

de le mie vene farsi un laco (1)

Per questo nelle sue parole è ancora vivo il rimpianto, stroncato nel suo intento di raggiungere Mira, territorio all’epoca padovano, viene fermato prima, ferito mortalmente a una gamba e all’inguine. In un documento del 1282 si annota come nei pressi di Oriago ci fosse veramente un canneto di pubblica proprietà, dimostrando ai critici quanto Dante fosse preciso nelle sue ricerche geografiche.

Mi affaccio alla finestra, nessuno all’orizzonte, tutti rinchiusi al riparo delle loro case mentre il sole al tramonto ci riscalda da lontano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

§

(1) Dante, Purgatorio, Canto V, vv. 82-84

 

 

 

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