A luci spente

Venerdì 13 ho fatto davvero un tour da paura, clienti difficili da gestire, un turista sgridava il mondo perché non era allineato con i suoi pensieri – la moglie lo guardava con la tenerezza che si prova nei confronti di un bambino ferito – il microfono non funzionava, il tono della voce a tratti inesistente, a tratti con un volume troppo forte che spaccava i timpani di una ciurma disordinata..e io continuavo a parlare, continuavo a recitare la mia parte, anche se a teatro c’era una manciata di Proci, Argo era morto, Ulisse inghiottito da secoli nella terra dei Beati. C’era da avvilirsi, paradossalmente mi ha salvato il tempo, una nebbia fittissima che avvolgeva Venezia in un ricordo come in un quadro di Monet. Mentre descrivevo il paesaggio evanescente mi è venuto in mente il mare immaginario di Fellini fatto con i sacchetti della spazzatura neri, quando la nave solcava fondali di carta con un rinoceronte a bordo. Non si è mai capito se quel rinoceronte fosse un riferimento a un quadro di Pietro Longhi, custodito a Ca’ Rezzonico, ma a me piace pensare che sì, che anche Clara fosse destinata a viaggiare verso altri mondi.

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